May Patents fa causa a LEGO: Smart Play sotto accusa per violazione di brevetti

May Patents fa causa a LEGO: Smart Play sotto accusa per violazione di brevetti

May Patents fa causa a LEGO: quella che era stata presentata come la scommessa tecnologica più coraggiosa nella storia recente di Billund – LEGO Smart Play (ve ne abbiamo parlato in questo nostro articolo), è già arrivata nelle aule dei tribunali.

L’ecosistema interattivo costruito attorno allo Smart Brick, il mattoncino 2×4 “intelligente” debuttato al CES 2026 e arrivato nei negozi di sei Paesi il 1° marzo 2026. A soli sei mesi di distanza, però, il progetto si trova ad affrontare un ostacolo inatteso e potenzialmente serio: la società israeliana May Patents Ltd ha trascinato LEGO in tribunale, sostenendo che Smart Brick e Smart Charger violino tre brevetti statunitensi. La vicenda, rivelata in anteprima da Bloomberg Law il 15 settembre e poi rilanciata da Brick Fanatics, The Brick Post e The Brick Fan, rischia di complicare il percorso di una piattaforma che una parte della community stava già osservando con diffidenza. Cerchiamo di fare chiarezza.

Il contenzioso: tre brevetti e cinque società del Gruppo LEGO citate in giudizio

L’azione legale – May Patens fa causa a LEGO – è stata depositata presso la US District Court del Distretto Orientale del Texas, giurisdizione storicamente considerata fra le più favorevoli a chi si muove sul terreno della proprietà intellettuale. E l’accusa non ha risparmiato nessuno: a essere chiamate in causa sono ben cinque entità del Gruppo — LEGO A/S, LEGO System A/S, LEGO Holding A/S, LEGO Systems, Inc. e LEGO Brand Retail, Inc.

Nel mirino di May Patents che fa causa a LEGO finiscono l’architettura tecnica di Smart Brick e del suo caricatore Smart Charger, accusati di replicare quanto protetto dai brevetti americani n. 11.192.002, 12.095.277 e 12.288.992. I tre titoli coprono sistemi in cui un dispositivo fisico produce reazioni visive o sonore in risposta a un movimento rilevato — esattamente il cuore funzionale del mattoncino smart, come dimostra il confronto punto per punto:

  • un sensore di movimento interno — l’accelerometro a tre assi dello Smart Brick — che genera un segnale in uscita;
  • un modulo logico di elaborazione — nel caso LEGO, il chip ASIC custom da 4,1 mm;
  • uscite di segnalazione (LED e audio) capaci di produrre sequenze visive e sonore distinte a seconda di come il mattoncino viene mosso, ruotato o urtato.

L’accusa

A rendere la posizione di LEGO potenzialmente più delicata c’è poi un particolare temporale: stando alla ricostruzione dell’attrice, LEGO conoscerebbe i brevetti da prima del lancio. A febbraio 2026, infatti, May Patents avrebbe recapitato a Billund una lettera formale con la proposta di avviare una trattativa di licenza sulla tecnologia — pochi giorni prima che la prima ondata di set Smart Play raggiungesse gli scaffali, a marzo. La trattativa non si è mai concretizzata: da lì, la causa.

LEGO dispone ora della finestra procedurale standard per organizzare la difesa — in genere 21 giorni — durante i quali potrà presentare una risposta formale, richiedere l’archiviazione del procedimento (motion to dismiss) oppure ottenere una proroga. Come spesso accade in questo tipo di contese, è proprio in questa fase iniziale che si definisce la postura dell’intero braccio di ferro.

Chi è May Patents: il profilo del “patent troll”

Per capire la partita serve conoscere l’avversario. May Patents Ltd è classificata dagli analisti di settore — Unified Patents in testa — come NPE, Non-Practicing Entity: una realtà che detiene portafogli di brevetti senza produrre alcun bene, monetizzandoli attraverso richieste di licenza e azioni giudiziarie. È il modello di business che, nel linguaggio comune, definisce i patent troll.

E non è la prima volta che la società israeliana prende di mira l’industria del giocattolo: già nel 2018 citò in giudizio Mattel per brevetti relativi a giocattoli dotati di sensori di movimento e di elaborazione del segnale — una causa chiusa in appena tre mesi con un accordo riservato. Nel curriculum della società compaiono inoltre azioni, dirette o indirette, contro colossi come Amazon e Microsoft. Insomma: un attore navigato, che sa esattamente come si gioca questa partita.

Smart Play: un ecosistema ambizioso con un contenzioso in sospeso

Vale la pena ricordare di cosa stiamo parlando sul piano tecnico. Lo Smart Brick è il cuore pulsante di LEGO Smart Play: al suo interno convivono un processore ASIC, sensori di movimento, velocità e colore, LED e un modulo di sintesi audio, con comunicazione Bluetooth e NFC verso Smart Tag e Smart Minifigure. Attualmente la tecnologia equipaggia i set All-in-One delle linee LEGO Star Wars e Pokémon, tra cui il 75421 Darth Vader’s TIE Fighter e il 72167 Charizard vs. Jolteon Ultimate Battle.

Il video di just2good, fra i primi creator ad aver esaminato la notizia, fotografa bene l’umore della community: da un lato c’è chi sottolinea che LEGO è una multinazionale miliardaria con un ufficio legale presumibilmente ben più corazzato di quello di una NPE; dall’altro il precedente Mattel — risolto con un accordo — suggerisce che questi procedimenti raramente arrivano davvero in aula. E non manca chi approfitta della notizia per rilanciare lo scetticismo che circonda Smart Play fin dalla sua presentazione.

Cosa succede adesso

Le strade percorribili sono quelle tipiche di una vertenza brevettuale statunitense: una risposta difensiva di LEGO (che potrebbe arrivare a contestare la validità stessa dei tre brevetti), una negoziazione per una licenza retroattiva, oppure un accordo transattivo confidenziale sul modello di quanto avvenuto con Mattel. Al momento LEGO non ha rilasciato alcuna dichiarazione pubblica sulla vicenda.

Resta da valutare l’eventuale impatto di May Patents che fa causa a LEGO su una piattaforma già sotto i riflettori per altre ragioni: i prezzi elevati dei set, una distribuzione iniziale circoscritta a sei Paesi (l’Italia non è tra questi) e un’adozione che, a sei mesi dal lancio, non sembra aver ancora ingranato del tutto.

Considerazioni finali

Che siate collezionisti affascinati dalla tecnologia o tradizionalisti convinti che i mattoncini debbano restare rigorosamente “analogici”, questa causa pone il Gruppo LEGO di fronte a un dilemma che trascende il piano strettamente legale.

Da un lato è innegabile che lo Smart Brick integri tecnologie — accelerometro, ASIC, feedback audio e luminosi reattivi — ampiamente diffuse nel panorama dei giocattoli interattivi degli ultimi anni: sarà interessante capire quanto i brevetti di May Patents siano realmente specifici e difendibili, o se LEGO riuscirà a dimostrarne l’invalidità. Dall’altro, il precedente del 2018 dimostra che l’azienda israeliana non è nuova a queste battaglie e che, in passato, ha ottenuto quantomeno un risarcimento senza mai arrivare al dibattimento.

Il rischio concreto per Billund? Ritrovarsi un’incognita giudiziaria appesa al collo di una piattaforma su cui ha investito — e intende investire — risorse ingenti, proprio mentre il mercato del giocattolo chiede più stabilità che svolte. Nello scenario migliore assisteremo a un accordo silenzioso e Smart Play proseguirà il suo cammino indisturbato; in quello peggiore, a un ripensamento strategico sull’intero ecosistema. Come sempre, non mancheremo di tenervi aggiornati.